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I nuovi equilibri della città nella guerra per Banca Intesa Sanpaolo.

di Diego Novelli

Torino – Il 30 aprile ci sarà la resa dei conti all’interno dell’assemblea degli azionisti della Banca Intesa Sanpaolo, uno dei più antichi e potenti istituti di credito, per la nomina a presidente del consiglio di gestione in sostituzione di Enrico Salza, il cui mandato è scaduto e che già si sa, non verrà rinnovato. Questa nomina, per il modo come si è proceduto, ha sollevato vivaci polemiche non solo a Torino ma a livello nazionale, che hanno portato alla luce gli scontri in atto per il riassetto dei vertici bancari dopo la sortita di Umberto Bossi, all’indomani delle elezioni regionali che hanno visto vincente la Lega: “Ed ora ci prendiamo le Banche del nord”.

DOPO 40 ANNI. Il quadro, per ciò che riguarda Intesa Sanpaolo, si presenta molto complicato. Andiamo per ordine. Chi è Enrico Salza? Da oltre 40 anni è sulla scena economica e politica torinese. In gioventù è stato uno dei dirigenti del partito liberale per la corrente di “sinistra” capeggiata da Valerio Zanone. A 32 anni veniva nominato, in rappresentanza dell’Unione Industriale, presidente della Camera di Commercio anche se Salza non è mai stato industriale. Ha collaborato per qualche tempo nell’azienda di una parente, tra l’altro una fabbrica di fiammiferi (Saffo), che operava su concessione dello Stato, quindi non aveva problemi di mercato e di concorrenza. Passavano diversi governi e cambiavano numerosi ministri dell’Industria (Zanone, Altissimo, Bodrato, Donat Cattin) ma Salza rimaneva stabile alla Camera di Commercio. Tale incarico gli consentiva di entrare nel consiglio di amministrazione del San Paolo, sino a diventare prima vice e poi presidente dell’Istituto. Negli ultimi vent’anni a livello della politica locale (dalla formazione delle giunte, alle scelte programmatiche) a Torino l’influenza (diciamo pure il potere) di Salza è stata determinante. Basti pensare che nel 1993, inventò una lista (Alleanza per Torino) per le elezioni comunali e d’intesa con Sergio Chiamparino, allora segretario provinciale del Pds, nel ballottaggio fece confluire sul nome di Carlo Castellani un ampio ventaglio di voti dall’estrema destra (Msi) alla Lega, ai democristiani e ai liberali ai repubblicani, ai socialdemocratici, ai socialisti sino alla minoranza dei democratici di sinistra, pur di bloccare la vittoria della sinistra che al primo turno aveva sfiorato il 40 per cento mentre il Pds non aveva superato il 10 per cento. Si saldava così l’asse Salza-Chiamparino e dopo i due mandati di Castellani, l’onnipresente Salza (sempre in apnea) contrapponeva alla naturale candidatura di Domenico Carpanini (già capogruppo del vecchio Pci e ottimo vicesindaco) il nome del professor Domenico Siniscalco. Il quale accettava. Soltanto una rivolta interna al Pds ha imposto la scelta di Carpanini, il quale durante la campagna elettorale è poi morto moriva improvvisamente per infarto. La sua sostituzione viene decisa in 24 ore da Piero Fassino, piombato a Torino: per stroncare ogni polemica la scelta cadde sul nome del segretario provinciale del Pds Sergio Chiamparino. Che viene eletto.

LA GRANDE FUSIONE. La fusione del San Paolo (e non solo) con la milanese Banca Intesa fu patrocinata da Salza che voleva espandere la potenza della nuova Banca a livello internazionale. Di fronte alle proteste dei dipendenti del San Paolo che esprimevano la preoccupazione di vedere trasferita a Milano parte della attività svolta a Torino dalla loro Banca, Salza, con il pubblico sostegno di Chiamparino, si faceva garante del mantenimento dell’occupazione e quindi della torinesità della banca. Purtroppo. nel giro di poco tempo i dipendenti di Intesa Sanpaolo sulla piazza di Torino sono sensibilmente diminuiti. La prima incrinatura dell’asse Salza con il sindaco si verificò nel momento in cui l’avvocato Franzo Grande Stevens decise di lasciare la presidenza del Consiglio di amministrazione della Compagnia San Paolo, la Fondazione che detiene parte delle azioni della banca. Salza aveva in quella occasione lasciato intendere di aver fatto un pensierino su quella poltrona. Primo colpo di scena. Tra i vari nomi circolati in città, oltre naturalmente a quello di Salza e a quello di Gustavo Zagrebelsky, spunta quello dell’avvocato Angelo Benessia. Uno stimato professionista (chiaramente antifascista) sponsorizzato da Chiamparino che lo aveva incaricato della valutazione delle due aziende municipalizzate dell’energia elettrica di Torino e di Genova fuse in una nuova società denominata Iride. Ma le sorprese non finiscono mai.

LO SCONTRO. Nelle scorse settimane, quando si è posto il rinnovo del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Chiamparino (che tra l’altro non ha nessun ruolo istituzionale in materia, se non la nomina dei rappresentanti del Comune nel consiglio di amministrazione della Compagnia di San Paolo) si è dichiarato favorevole alla riconferma di Salza, come ha testimoniato in una infuocata dichiarazione il presidente della Fondazione Cariplo (prima azionista della banca) Giuseppe Guzzetti, primo azionista della banca molto influente sull’omologo organismo di Intesa San-paolo dopo un’intervista del sindaco a Repubblica che improvvisamente si schierava per Domenico Siniscalco, il professore non solo indicato da Salza nel 1993 a sindaco per il centrosinistra, ma che dopo pochi mesi da quella proposta veniva nominato da Berlusconi ministro del Tesoro al posto del defenestrato Tremonti. Cosa è successo? Il condizionale è d’obbligo in una intricata vicenda come questa. Tremonti, il fatto è certo, è tornato amico di Siniscalco (un tempo suo collaboratore nello studio di tributarista) e oggi l’attuale ministro dell’Economia è diventato una sorta di padre spirituale della Lega, la quale, tramite Bossi – come abbiamo ricordato – vanta pretese sulle banche del nord. Poiché Chiamparino in più occasioni ha ventilato l’ipotesi di possibili intese con il partito della Padania a livello locale, per la cosiddetta proprietà transitiva si sarebbe formato il triangolo Bossi-Tremonti-Siniscalco. Con la benedizione di Chiamparino il quale ha dichiarato che ha fatto di tutto “per salvare il soldato Salza”, ma non ci è riuscito.

LA GUERRA. Guzzetti con una lunga dichiarazione al Sole 24 Ore ha sbugiardato il sindaco, accusandolo di essere un voltagabbana, mentre in città sono esplose vivaci polemiche anche all’interno del Partito democratico al quale Chiamparino, sia pure con atteggiamenti critici, appartiene. Nella polemica qualcuno si cela dietro alla difesa della torinesità, che sarebbe compromessa con la nomina di Siniscalco. Altri parlano di un disegno molto più vasto, cioè di una marcia di avvicinamento alla Lega per poter meglio con-tenerla in questa fase di sua espansione sul piano elettorale. Altri ancora non nascondono l’ipotesi di accordi per il futuro. Il prossimo anno Chiamparino non è più eleggibile. Se non dovesse trovare una soluzione politica (presidente del partito del Nord o addirittura coordinatore nazionale del Pd, entrambe proposte di Cacciari, non ultima una candidatura alla premiership) Tremonti avrebbe già ipotizzato, vista l’esperienza maturata in questi ultimi dieci anni alla guida del comune di Torino e dell’Anci, la nomina di Chiamparino alla presidenza della Cassa Depositi e Prestiti, l’istituto che opera prevalentemente con gli Enti locali.

Fonte: Il Fatto Quotidiano.it

 

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