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Ultimo assalto allo Yucatàn: grattacieli anche a Tulum

Nel corso delle vacanze pasquali migliaia di turisti si riverseranno sulla costa caraibica del Messico. Cancún, nella penisola messicana dello Yucatán, con i suoi 3 milioni di ospiti annuali è il luogo più visitato del Mar dei Caraibi.
Fino agli anni ’60, Cancún era un piccolo porto di pescatori. L’allora presidente messicano Gustavo Diaz Ordaz scelse il paese costiero come nuovo polo turistico per visitatori ”di prima classe”, in modo da decongestionare Acapulco ed avviare lo sviluppo economico della zona. L’ex presidente omise però di precisare che i veri beneficiari dell’improvvisa crescita economica sarebbero state le imprese straniere, che a partire dagli anni ’70 investirono nella costruzione degli hotel di Cancún.
La costa caraibica della penisola dello Yucatán era allora vergine: spiagge di sabbia bianca affacciate sul mare turchese e circondate da palme da cocco. Dove c’erano sabbia, palme, mangrovie e iguana, oggi si susseguono file di grattacieli che ospitano hotel di lusso. Si stima che negli ultimi 24 anni sia sparito circa il 75% delle mangrovie presenti sulla costa caraibica messicana, le cui radici svolgono funzioni fondamentali, come proteggere la popolazione costiera dagli uragani.
La zona hotelera di Cancún forma una barriera compatta di circa 25 Km tra il mare e la città. Chi vive in città il mare non può quindi vederlo e a fatica riesce a raggiungerlo, visto che quasi tutti gli accessi alla spiaggia passano per gli hotel. Gli unici messicani che si incontrano in spiaggia, dove si parla inglese e si paga in dollari, sono quelli che lavorano nelle strutture turistiche. Cancún è in Messico, ma potrebbe essere in qualsiasi altro luogo.
Oggi sono circa 700.000 gli abitanti di Cancún, impiegati nelle imprese edili che costruiscono gli hotel e i centri commerciali, nelle imprese di pulizie o nella ristorazione. Molti di loro provengono da altre zone del Messico, in particolare dal Chiapas, e spesso hanno scelto di emigrare perchè costretti ad abbandonare la propria terra per lasciare posto ad altre strutture di ricezione turistica.
Queste persone non sono state toccate dal grande sviluppo economico promesso da Diaz Ordaz. I manovali, impiegati in nero, possono arrivare a lavorare fino ad 11 ore, e ricevono un salario mensile spesso inferiore al costo di una notte negli hotel di lusso che costruiscono. Vivono in dormitori installati dalle imprese di costruzione nella zona periferica della città, dove le strade non sono pavimentate e mancano i servizi di base, dormendo in amache o sul pavimento. Un bel contrasto con la vita ”di prima classe” della zona hotelera.
Le infrastrutture di ricezione turistica della penisola vengono continuamente ampliate. Dopo la costruzione di un aeroporto internazionale a Cancún, negli anni ’90 è stata inaugurata una superstrada che attraversa quella che, durante una riunione tra governo e privati, è stato deciso di chiamare ”Riviera Maya”. Questa, che descrive il tratto di costa tra Cancún e Tulum, è lunga circa 130 Km e deve il suo nome all’incredibile quantità di siti archologici Maya presenti nella zona.
La superstrada ha portato ad un rapidissimo sviluppo turistico delle località che attraversa. Tra queste Playa del Carmen, che in pochi anni è passata da 1500 a 30000 abitanti, impiegati negli hotel di lusso che spuntano come funghi.
Nella penisola dello Yucatán uno sviluppo di questo tipo non è sostenibile: il terreno è talmente sottile e delicato da poter cedere improvvisamente e inghiottirsi tutto. Il suolo yucateco è infatti formato da un sottile strato di coralli, al di sotto del quale si trova un’intricatissima rete di canali sotterranei. Questa peculiarità è dovuta al fatto che la penisola si è formata a seguito dell’emersione della barriera corallina, causata dall’impatto di un meteorite con la Terra avvenuto 60 milioni di anni fa.
Tulum è l’unica località della Riviera Maya a non essere ipersfruttata turisticamente. Esistono alcuni hotel di lusso, ma la maggior parte dei turisti alloggia sulla spiaggia in cabañas (capanne) con il tetto di foglie di palma, o nei piccoli hotel che si trovano in paese.
Sono però molti i segnali che indicano Tulum come prossima grande meta turistica del Caribe messicano. Il presidente Calderón ha annunciato la costruzione dell’Aeroporto Internazionale Riviera Maya, che secondo il presidente «aumenterà esponenzialmente l’affluenza di turisti a Tulum, a beneficio della sua gente». Camminando nella zona colpisce inoltre la quantità di terreni in vendita – anche all’interno della magnifica Riserva della biosfera di Sian Ka’an – e di edifici in costruzione.
Il megaprogetto che più di tutti esemplifica il nuovo corso preso da Tulum è il MayaZamá. Questo comporterà la costruzione su 450 ettari di terreno di un vero e proprio ”paese di lusso”, con condomini, ville, residence, hotel, negozi, centri commerciali, ristoranti, bar, e un grandissimo campo da golf.
Il MayaZamá è presentato come un progetto sostenibile, rispettoso della natura e delle comunità indigene Maya. In realtà, come a Cancún, i Maya verranno utilizzati come manodopera a basso costo per la costruzione e il mantenimento della struttura. Il MayaZamá comporterà inoltre ulteriori problemi di accesso all’acqua per la comunità locale, che ora la riceve nelle proprie case solo per 2 ore al giorno. Basti pensare che la quantità d’acqua necessaria ad irrigare per un anno un campo da golf rappresenta l’equivalente del fabbisogno di una città di 12000 abitanti, grande cioè quanto Tulum.
I progetti di sviluppo turistico stanno causando forti tensioni nella zona. Particolarmente preoccupante è la situazione nell’ejido Pino Suárez, un terreno con accesso al mare incastrato tra il sito archeologico di Tulum e la Riserva della biosfera di Sian Ka’an, dove sorgono piccoli hotel con cabañas a gestione familiare. Appellandosi ad atti di compravendita illegali e alle ”distrazioni” di corrotti funzionari pubblici avvenute negli anni ’70, l’industriale Garza Ponce sta cercando di impadronirsi del terreno per poter avviare su di esso la costruzione di hotel di lusso. Per convincere i proprietari degli hotel ad abbandonare la propria attività senza troppe resistenze, non vengono risparmiate minacce ed altre tecniche di pressione psicologica.
Il 21 dicembre 2009, il quotidiano locale Expresiones denunciò i metodi di Garza Ponce. Il 23 dicembre Alberto Velásquez, direttore di Expresiones, fu assassinato con un colpo di arma da fuoco.

Fonte: Liberazione.it

 

 

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