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Berlusconi: «Sì al modello francese» Ma Bersani boccia il presidenzialismo - Il Mattino.

ROMA (9 aprile) – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rilancia la necessità delle riforme, ma avverte: rivedere la forma di governo, per introdurre magari un sistema presidenziale, è complesso. Il premier Silvio Berlusoni invece ribadisce la sua preferenza per il modello presidenziale francese, ma bocciail sistema elettorale a doppio turno che piace al presidente della Camera, Gianfranco Fini e a parte del centrosinistra.

Secondo napolitano non è il caso di «riaprire capitoli complessi e difficili, come quelli di una radicale revisione della forma di governo, su cui negli ultimi 15 anni non si sono delineate soluzioni adeguate e politicamente praticabili. Si possono legittimamente sollevare questi problemi - ha proseguito il presidente della Repubblica in un discorso di fronte ai rappresentanti delle categorie economiche e sociali della provincia di Verona – ma è bene tenere conto dell’esperienza, dei tentativi falliti, delle incertezze rivelate anche dalla discontinuità della discussione su taluni temi accantonati per molti anni».

Fare le riforme, per il capo dello Stato, significa quindi innanzitutto concentrare l’attenzione sul «cantiere aperto» dell’attuazione del federalismo fiscale. «Portare avanti – è l’opinione di Napolitano – il processo riformatore che è in corso, e che è quello dell’attuazione del titolo V già riformato della Costituzione». «Non c’è, non deve e non può esserci alcuna contrapposizione – ha continuato – tra autonomismo di ispirazione federalistica e unità nazionale. Lo dice chiaramente l’art.5 della Costituzione».

«È augurabile che si esca al più presto da anticipazioni e approssimazioni che non si sa a quali sbocchi concreti, a quali proposte impegnative, a quali confronti costruttivi possano condurre», è stato poi l’auspicio del presidente della Repubblica.

Tra le condizioni che si richiedono per superare la crisi economica e riportare l’Italia allo sviluppo ci sono «una serie di riforme non più procrastinabili» fra le quali quelle del fisco, della sicurezza sociale, della ricerca e anche della giustizia («non sembri un fuor d’opera»), ha rilevato ancora Napolitano.

Ci sono «riforme istituzionali e costituzionali già da tempo mature. Ci sono punti importanti di riforma già da tempo apparsi largamente condivisi. Sarebbe realistico e saggio non mettere a rischio e non tenere
in sospeso quelle convergenze, ma mirare a tradurle in tempi ragionevoli, in dei corposi risultati».

Napolitano ha quindi detto che «il persistente e perfino aggravato divario tra nord e sud, che denuncia la storica incompiutezza dell’unità nazionale, richiede la più chiara manifestazione di volontà nel combattere chiusure ed egoismi nelle regioni più sviluppate. Richiede inoltre di tener fede concretamente al principio di solidarietà e a chiamare, al tempo stesso, le regioni del Mezzogiorno, alla pari di tutte le altre, alla prova della responsabilità per l’uso economico e il rendimento qualitativo delle risorse pubbliche nazionali ed europee».

Presidenzialismo alla francese, fisco e giustizia. Sono queste le «tre grandi riforme» a cui Berlusconi intende lavorare fino alla fine della legislatura. «Abbiamo in mente diverse riforme e prendiamo come esempio il presidenzialismo francese. Anzi se fate delle modifiche vi prego di avvertirmi», ha detto il premier nel corso di una conferenza stampa congiunta con il presidente francese Nicolas Sarkozy a Parigi. «Noi – ha detto il presidente del Consiglio – veniamo da un’epoca in cui i nostri padri costituenti, dopo 20 anni di fascismo, crearono un sistema per evitarne il ritorno. Ma andarono troppo avanti e diedero troppi poteri al Parlamento e troppo poco al capo dell’Esecutivo e all’esecutivo stesso».

«Guardiamo – ha sottolineato ancora il premier – al semipresidenzialismo francese, ma adattandolo per il nostro Paese. Pensiamo al turno unico e all’elezione nello stesso giorno di presidente e Parlamento». «Da parte del presidente del Consiglio e della sua splendida squadra – ha aggiunto il Cavaliere – c’è grande serenità per il lavoro fatto negli ultimi anni e una grande voglia di ammodernare il nostro Paese nei prossimi tre anni».

«Poi – ha continuato Berlusconi – abbiamo una grande riforma della giustizia che si impone e quella del sistema fiscale che va ammodernato» e semplificato anche perché cosi com’è «mette in difficoltà gli stessi fiscalisti. Queste sono le tre grandi riforme a cui stiamo lavorando per i prossimi tre anni, abbiamo un panorama rassicurante».

Bersani: no al presidenzialismo. «Nel momento in cui, bozza Calderoli compresa, si spinge in modo un po’ confuso verso una strada federalista, mettere l’unico punto di garanzia nella contesa politica significa porre il Paese davanti un singolare interrogativo: chi lo tiene assieme? Quindi, quando si parla di presidenzialismo, di semipresidenzialismo, cose che esistono nel mondo, si tenga conto però della particolare situazione italiana e del fatto che stiamo avviandoci verso un sistema a forti connotati federali», ha affermato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. «Le riforme – ha detto ancora il leader Democratico – hanno un cantiere: si chiama Parlamento, finché non attiviamo questo cantiere non ci sarà mai una riforma».

E’ necessario fare interventi a favore della situazione economica, è poi l’invito del segretario del Pd: «Perché le famiglie italiane non stanno discutendo di semipresidenzialismo alla francese, ma di lavoro». Bersani, ribadendo che il luogo per fare le riforme è il Parlamento, ha esortato il Governo, «mentre le camere discutono», a occuparsi «dei temi economici: se non ce ne occupiamo un po’ finisce che la politica prende una distanza abissale dalla società», ha aggiunto.

«Ci sono migliaia di famiglie che non ce la fanno
ad arrivare alla fine del mese ed è vero che ci sono migliaia di lavoratori e di imprese che non sanno come uscire da questa situazione. Se ci sono quindi delle riforme o dei provvedimenti che arriveranno in Parlamento nei prossimi giorni e che porteranno respiro all’economia italiana, non avrò nessun problema a votarle», ha detto Antonio Di Pietro questa mattina ai microfoni di Radio Città Futura. «Il problema di fondo – ha spiegato il leader dell’Italia dei Valori – è che nell’agenda parlamentare di questi giorni non c’è traccia di questi temi». Di Pietro ha poi spiegato che in materia di giustizia «molto è stato fatto in termini di provvedimenti ad personam e poco in termini di interventi strutturali».

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