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gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Google sfida la censura cinese – LASTAMPA.it.

Alcuni siti vietati dalle autorità accessibili per diverse ore
PECHINO
Alcuni siti web vietati dalle autorità cinesi, come quelli che mostrano le foto del massacro di piazza Tiananmen del 1989 e quelli di alcuni gruppi indipendentisti delle minoranze etniche della Cina sono stati accessibili oggi per alcune ore attraverso il sito in cinese di Google. È quanto hanno raccontato alcuni giornalisti stranieri, mentre un portavoce del quartier generale di Google in California, Scott Rubin, ha dichiarato ai media americani che la compagnia «non ha cambiato nulla» nelle sue operazioni in Cina, gettando un’ ombra di mistero sulla vicenda. Google, che gestisce un popolare «motore di riceca» su Internet, ha denunciato attacchi informatici contro i suoi siti in provenienza dalla Cina e minacciato di togliere i filtri imposti dalla censura cinese che impediscono l’ accesso ai siti ritenuti pericolosi dalle autorità.

Giornalisti della rete televisiva americana Nbc hanno affermato di aver aperto alcuni siti abitualmente proibiti sul massacro di piazza Tianamen, sui movimenti indipendentisti della regione cinese del Xinjiang e quello del Tibet Information Network gestito da esuli tibetani vicini al Dalai Lama, il leader tibetano in esilio considerato un nemico da Pechino. I giornalisti hanno anche potuto vedere il video che mostra un uomo disarmato che ferma i carri armati diretti su piazza Tiananmen occupata dagli studenti, girato clandestinamente la notte del massacro. Altri utenti di Internet hanno avuto risultati contraddittori: alcuni affermano di aver aperto siti proibiti, altri di non esserci riusciti. «Sembra che i filtri non funzionino perfettamente – ha commentato Jeremy Goldkorn, fondatore del sito Danei.com che segue l’ evoluzione di Internet in Cina. Un responsabile di Google citato dalla Nbc ha sollevato l’ipotesi che il parziale sblocco dei filtri potrebbe essere stato fatto di proposito dal governo cinese. Google è impegnata da gennaio, subito dopo la sua denuncia, in trattative col governo cinese per cercare una soluzione di compromesso.

I colloqui, ha scritto due giorni fa il quotidiano The Financial Times, sono arrivati ad un punto morto e la compagnia californiana si starebbe preparando a chiudere il suo sito in cinese. Non è chiaro cosa accadrebbe in quel caso alle altre operazioni di Google in Cina, come la fornitura di un software per i telefoni cellulari e se lo stesso sito in inglese Google.com e il suo popolare servizio di posta elettronica, la Gmail. Google China ha circa 700 dipendenti la cui sorte è legata all’ esito della vicenda.

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