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Crisi, alla Cameraduello Bersani-Tremonti

«Ecco qua, dopo 22 mesi in cui ci siamo districati tra processi brevi, medi e lunghi, siamo riusciti a farvi parlare per tre ore di crisi economica. Ma il governo è venuto in Aula a mani vuote. Questa era l’occasione non per la difesa di ufficio ma per dire qualcosa di nuovo». Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani attacca in Aula il governo nella politica economica annunciando il voto favorevole del Pd a tutte le mozioni dell’opposizione e contrario a quelle di maggioranza (sei in tutto), nel dibattito sulla crisi economica che si è tenuto oggi pomeriggio alla Camera e a cui è intervenuto anche il ministro Tremonti.

«Noi siamo ottimisti – ha detto Bersani – ma non del vostro ottimismo che è fatto di parole di piccolo cabotaggio. La realtà è che bisogna fare qualcosa di più forte e sostanziale ed invece la vostra logica è di promettere il ble tempo a chi è nei guai e garantire il bel tempo a chi non è nei guai».  «Ci vuole un piano anticrisi fatto di due cose: interventi immediati e un cantiere di riforme. siamo disponibili a discutere di entrambe queste cose a patto che si facciano davvero», ha aggiunto Bersani. «Visto che ce l’hai lì accanto, diglielo prima di sabato che non si può fare niente perchè sento già dire che a parole si possono fare cose enormi», ha aggiunto Bersani rivolto a Tremonti, alludendo a riduzioni fiscali che il premier Silvio Berlusconi vorrebbe annunciare in campagna elettorale.
 
«Metteteci più coraggio e responsabilità per affrontare la crisi economica. Presidente Berlusconi, non si faccia ossessionare dalle televisioni: cambi canale. Faccia una telefonata ai problemi che aspettano da tempo», ha detto ancora Bersani. «Discutiamo subito di fisco più equo, non tra tre anni», spiega il leader Pd, invitando la maggioranza ad aprire «subito il cantiere delle riforme, tra cui quella degli ammortizzatori sociali». «Stiamo andando più piano degli altri, andiamo più forte solo nei prezzi e nelle tariffe. Ci vuole più energia, un piano anticrisi fatto di due cose: un pò di interventi immediati e un piano di riforme. Noi ci siamo. Alla Lega dico: facciamo aprire ai comuni i cantieri, con il federalismo delle chiacchiere i comuni non sono mai stati peggio. Dovete mettere un pò di spinta ai consumi e fare politiche industriali. Poi aprire il cantiere delle riforme. Darete 300 milioni di incentivi: in attesa di ciò sono tre mesi che dalle auto ai tricicli il mercato è fermo. E ancora riforme del fisco, lotta all’evasione fiscale. Il problema non è poi la rigidità del lavoro: venite da Marte? Ci dite che il problema è il bilancio: ma lo dite a noi? Se vogliamo guardare l’Italia oltre la crisi, bisogna guardarla con gli occhi di chi è sul fronte, non di chi è al riparo»

«Si può dire che non abbiamo fatto abbastanza ma non certo che non abbiamo fatto nulla», ha detto Tremonti nel suo intervento. «Dire che abbiamo fatto tutto male è oggettivamente eccessivo, politicamente massimalista e statisticamente fallace: almeno una cosa buona l’avremo pur fatta»…. «Non siamo stati immobili sulle cose da fare, ma siamo stati irremovibili sulle cose che non si dovevano fare». «Contro il movimentismo ricordo che il dovere del governo non è l’avventura, ma il rigore e la responsabilità e nello scenario internazionale l’operato del governo è stato giudicato saggio e prudente». «A me non risulta che altri paesi abbiano fatto riforme, mentre l’italia ha fatto le riforme». Il ministro dell’economia ricorda di avere «avviato e impostato» le riforme della pubblica amministrazione, della scuola, dell’università, del lavoro e della previdenza« costruendo così »la base su cui si può riflettere per il futuro. Certo non lo è aver eliminato lo scalone del sistema previdenziale« conclude sul punto.«Stiamo lavorando a una riforma fiscale», aggiunge, sulla quale è stato avviato uno «studio tecnico».  «Non possiamo continuare con una macchina fiscale “rattoppata”, non metteremo imposte patrimoniali o tasse sulla casa. Non segheremo i rami sui quali è seduta la nostra economia e le nostre famiglie». Parlando del federalismo, il ministro ha ribadito che
«batterà l’evasione e renderà più trasparente il sistema». Infine una stoccata al leader Pd: «Onorevole bersani, sui vostri manifesti è annunciato “in poche parole, un’altra Italia” non so se è possibile la vostra Italia. So che non è preferibile».

«Signor ministro Tremonti, che lei fosse anche un pittore astrattista non lo sapevo… leì ha dipinto un ‘italia che non c’è. Se l’è inventata lei», ha detto Di Pietro. così antonio di pietro replica al ministro dell’economia giulio tremonti. Il leader idv cita la frase di Tremonti a Bersani: «Lei dice che l’Italia di Bersani non è preferibile. Ma per chi non è preferibile? Per i suoi amici evasori fiscali ai quali avete regalato il condono fiscale, per la cricca delle imprese che si assicurano gli appalti con la scusa dell’emergenza, per tutti quelli che stiamo scoprendo con le intercettazioni telefoniche?». Quindi Di Pietro si rivolge ancora a Tremonti «e al presidente del Consiglio, quello che non c’è mai, che fa sempre il latitante sia nelle aule di giustizia che in parlamento. La vostra “balla spaziale” provate a raccontarla alle migliaia di aziende che stanno chiudendo e ai lavoratori che perdono il lavoro. Vedrete cosa vi rispondono».

Fini difende Di Pietro e la Lega lo attacca: «Presidente, Berlusconi viene offeso e lei non interviene». Andrea Gibelli, intervenendo per il Carroccio sulla crisi economica, “riprende” con queste parole il presidente della Camera: «Presidente, nella sua distrazione Di Pietro ha chiamato latitante il presidente del Consiglio e lei non l’ha richiamato». Dai banchi della Lega e del Pdl si levano applausi di approvazione nei confronti di Gibelli. In precedenza fini lo aveva invitato a tenere «parole consone all’aula in cui si trova» dopo che il leghista si era rivolto a Di Pietro dicendo che «è una persona che prima di fare il magistrato non lavorava».«E’ triste, triste, triste vedere il Carroccio che va con l’imperatore e gli tiene la sedia», commenta Bersani rivolto a Gibelli.

«Vogliamo la verità sulla condizione economica generale del nostro Paese e non favole: noi vi presentiamo numeri ufficiali, proposte chiare e pretendiamo risposte. Vi sfidiamo con questa mozione a votare 10 proposte, 5 immediate, che il governo può attivare domattina e 5 riforme sulle quali avreste il nostro sostegno se ci fosse un pò di coraggio», ha detto il deputato Pd Francesco Boccia, illustrando la mozione del partito. «Nell’immediato vi chiediamo di adottare un’indennità universale di disoccupazione pari al 60 per cento dell’ultima retribuzione, di allentare il patto di stabilità interno per i comuni, di rafforzare il fondo di garanzia per i crediti alle piccole imprese, di garantire anche con sanzioni, i pagamenti entro 120 giorni di tutte le amministrazioni pubbliche verso i privati, di varare un piano straordinario di intervento per le imprese agricole». Tra le riforme – ha aggiunto – «vi sfidiamo a presentare al Parlamento una vera riforma fiscale in grado di riallocare il carico fiscale tra soggetti e tra fonti di entrata, in particolare tra i redditi da capitale, i patrimoni mobiliari e immobiliari e le imposte indirette da un lato e i redditi da lavoro, impresa e attività professionali dall’altro. La politica economica sostenuta da questa maggioranza è stata molto vicina ai desideri del Governo e molto lontana dalle esigenze dei cittadini: date un segnale diverso, nell’interesse di tutto il Paese».

«Il dibattito surreale sulle due aliquote, quello sull’abolizione dell’Irap, il piano casa, il piano opere: sono solo fuochi d’artificio, spot e propaganda che hanno riempito settimane di giornalate», dice il leader dell’Udc Casini, nella sua dichiarazione di voto. Casini dà atto al «ministro dell’economia» che «nel frattempo ha tentato di tenere i conti pubblici sotto controllo, ma la sua politica di tagli lineari non ha prodotto granchè». E conclude: «Le riforme strutturali sono essenziali».

17 marzo 2010 – L’unità

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