
Il primo a scriverne è stato Edmondo Berselli sull’Espresso, nei giorni caldi del Festival. Ora però la curiosa coincidenza viene resuscitata dal backstage dell’Ariston e impazza su Facebook. L’ultimo tormentone di Italia amore mio della premiata ditta Savoia-Pupo-Canonici, riguarda il compositore Renato Serio, arrangiatore del brano e direttore d’orchestra. C’è che Serio, nome più che di prestigio nell’universo musicale nostrano, è l’autore dell’inno di Forza Italia. Insomma, l’equazione che gira in Rete è facilissima da risolvere. Mette insieme il secondo posto del trio e le frequentazioni azzurre del maestro. «Non è serio», è la battuta più gettonata. E giù commenti e risate. Non bastavano le parodie di Fiorello ed Elio e le Storie Tese, le boutade feroci, le prese in giro che stanno facendo il giro del Globo. Ora c’è pure il fantasma berlusconiano con cui fare i conti.
La storia dell’inno forzista
Serio, toscano di Lucca e classe 1946, la storia dell’inno di Forza Italia l’ha raccontata un milione di volte. Era il ’93 e alcuni amici conosciuti in Fininvest («perché io lavoro con la Rai e pure con Mediaset») gli chiesero di comporre un jingle per «un nascente movimento che si ispirava ai concetti della democrazia e della libertà». Lui si mise al piano e ne venne fuori quel motivetto bruttino ma orecchiabile. Per Berlusconi fu amore al primo ascolto, tanto che ne scrisse il testo in poche ore. Come un invasato. «Io neppure sapevo cosa fosse Forza Italia», ha ribadito più volte il compositore, uno che vanta collaborazioni con Dalla e Renato Zero, Garinei e Amii Stewart, Branduardi e Venditti. Però nel ’99 la collaborazione tra Renato e Silvio si rafforza, e dal cilindro di Serio esce Azzurra libertà, nuovo prodotto forzista per juke-box e comizi. «Quando ho incontrato Berlusconi mi sono perfino pagato il viaggio da Roma a Milano. Ho preso solo una sommetta, per gli inni politici i diritti Siae non valgono. Anzi, mi candido per scriverne di nuovi, per altri partiti».
Nessuna risposta dagli uffici politici
Ma ora c’è l’affaire Italia, amore mio. Intanto colpisce questa ossessiva passione nazionalista di Serio che proprio a Sanremo, nelle ore roventi delle polemiche, difese a spada tratta il progetto. Azzardando in conferenza stampa: «Il principe canterà benissimo». Da un musicista che ha lavorato con Mia Martini e De Gregori l’omaggio a Filiberto suona come minimo stonato. Ma così va il mondo. Anzi, l’Italia. Tutta l’operazione «amorevole» è, d’altra parte, un trionfo un po’ savoiardo e un po’ tricolore. A cominciare dallo sponsor Lippi. Altri tempi quando Azzurro era il pomeriggio di Paolo Conte cantato da Celentano. E quindi ecco che Serio è diventato lo zimbello del Web, tra congetture e cattiverie. «Raccomandazioni? Dietro di noi non ci sono né Mazzi, né cazzi». Così disse, con rima baciata, l’aretino Pupo per zittire le male lingue e festeggiare l’exploit. Adesso però sono solo frizzi e lazzi. Con chiosa di Elio: «Sì, stasera sono qua, e se voi mi fischiate vi spara il mio papà».




























