La provocazione di Israele: via a 112 nuove case in Cisgiordania
Secondo quanto riportano fonti governative, Israele ha autorizzato la costruzione di 112 nuove case in Cisgiordania, nella zona di Beitar Illit. La decisione, presa alla vigilia di nuovi colloqui indiretti con i palestinesi, che avevano chiesto di rallentare la realizzazione di nuovi edifici, rischia di causare ulteriori difficoltà tra le due parti in causa. Il vice-presidente statunitense John Biden atterrerà in serata in visita ufficiale nei Territori Palestinesi e in Israele, mentre l’inviato speciale di Washington in Medio Oriente, George Mitchell, incontrerà i leader israeliani e palestinesi.
La questione relativa allo stop ai nuovi edifici era stata discussa lo scorso novembre, e, sotto pressione degli Stati Uniti, si era conclusa con l’approvazione della costruzione di 3mila edifici israeliani già in fase di edificazione. La norma però prevede un’eccezione per i territori di Gerusalemme Est, che i Palestinesi considerano loro capitale, esclusi dal blocco degli insediamenti; lo stesso vale per l’area di Beiter Illit, che secondo il ministro della Difesa israeliano è da considerarsi territorio importante in termini di sicurezza. Critiche si sono levate dall’organizzazione non governativa Peace Now, che si occupa del controllo degli insediamenti, e dal negoziatore palestinese Saeb Erekat, il quale ha accusato Israele di mettere a repentaglio il processo di pace e di essere pronto a discutere con Mitchell sulla possibilità di sospendere i dialoghi israelo-palestinesi.
Il tentativo americano di rilanciare il processo di pace, fermo dal 2008, viene accolto, però, con scetticismo. “Biden arriva un anno troppo tardi” intitola Haaretz un suo editoriale. A rafforzare tale opinione, la decisione del governo israeliano di consentire la costruzione di 112 nuove case nella colonia di Beitar Illit, in Cisgiordania. Una decisione alla quale oggi la stampa nazionale dà largo spazio, proprio mettendola in relazione con l’arivo di Biden e la richiesta di americani e palestinesi di fermare gli insediamenti nei Territori occupati.
Scettici anche i palestinesi. “Ritengo improbabile – ha esplicitamente dichiarato Azzam al-Ahmad un alto funzionario di Fatah – che questi negoziati indiretti con il governo Netanyahu possano avere successo”. Negoziati, peraltro, che Hamas ha già contestato.



























