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Detenuto suicida in carcere a Padova: è il tredicesimo del 2010

Un detenuto si è suicidato stamani a Padova. Giuseppe Sorrentino, 35 anni, di origini campane, si è ucciso alle 10.30 nella sezione protetti. L`uomo, in cella da solo, si è impiccato alle sbarre della finestra del bagno mentre gli altri detenuti erano fuori dalla Sezione per “l’ora d’aria”.

Sono stati i compagni, dal cortile, ad accorgersi di ciò che stava accadendo e a dare l’allarme, ma quando gli agenti sono entrati in cella per soccorrerlo Sorrentino era già morto. La notizia è resa nota dall’osservatorio permanente sulle morti in carcere. Di origini campane, era in carcere già da diversi anni e la detenzione lo aveva duramente provato: infatti manifestava da tempo segni di profondo disagio ed era reduce da un lungo sciopero della fame che lo aveva debilitato.

Ricoverato più volte in ospedale e in centro clinico Penitenziario, ogni volta al ritorno in carcere riprendeva la sua protesta, lamentando in particolar modo una scarsa attenzione alle sue problematiche da parte degli operatori penitenziari.

Il suicidio di Sorrentino è il secondo in meno di due settimane nella Casa di Reclusione di Padova, dove il 23 febbraio scorso, nella stessa Sezione, si tolse la vita Walid Alloui, che aveva soli 28 anni. Dall’inizio dell’anno salgono così a 13 i detenuti suicidi e a 31 il totale dei morti «di carcere», che comprendono i decessi per malattia e per cause “da accertare”.

«Nelle carceri italiane è ormai un bollettino di guerra, ogni giorno ci sono tentativi di suicidi, molte volte sventati dalla professionalità della polizia penitenziaria, e aggressioni». A dichiararlo è Giovanni Battista Durante, Segretario generale aggiunto del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria che riferisce come oggi nell’Ospedale Psichiatrico di Reggio Emilia gli agenti penitenziari hanno salvato un internato che aveva tentato di impiccarsi. «È il secondo episodio in meno di venti giorni – sottolinea Durante – Il fatto è avvenuto verso le 3.30 di questa mattina. Gli agenti della polizia penitenziaria sono stati attirati dai rumori provenienti dalla cella e sono intervenuti immediatamente, riuscendo a salvare la vita dell’internato che è stato trasportato all’ospedale, dove si trova ancora in osservazione». «Per il trasporto in ospedale – riferisce il Sappe – è stato necessario richiedere l’intervento della Polizia di Stato a causa della carenza di organico che, da tempo, affligge gli istituti di Reggio Emilia, il carcere e l’ospedale psichiatrico».

«L’ennesimo suicidio in carcere è il segno che la condizione negli istituti di pena è assolutamente invivibile», denuncia Stefano Anastasia, difensore civico dei detenuti dell’associazione Antigone. «Salvo gli sforzi di alcune amministrazioni, il sovraffollamento è una realtà drammatica e a due mesi dalla dichiarazione di stato d’emergenza carceri proclamato da Alfano nulla ancora è stato fatto». Secondo Anastasia, invece, «poche piccole cose che servirebbero comunque ad alleviare la condizioni dei detenuti l’amministrazione penitenziaria potrebbe farle subito: aumentare, ad esempio, la possibilità di relazioni con la famiglia». «Aiuterebbe molto – aggiunge – consentire più colloqui telefonici e garantire una vicinanza con la famiglia, mentre oggi è vietato per i detenuti chiamare i cellulari e si spostano i detenuti dove si trova posto». Il caso del detenuto che si è suicidato oggi a Padova è emblematico: residente a Nola era rinchiuso in carcere in Veneto. «Ciò vuol dire – spiega Anastasia – che le visite dei familiari sono difficili e rare e la solitudine porta alla depressione». 

L’Unità -

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Posted in carceri 4 months, 3 weeks ago at 13:06.

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