
Il dato di fatto è che i ghiacciai si stanno sciogliendo, e neppure troppo lentamente – dalle Ande all’Alaska, all’Himalaya alle alpi europee. Si sciolgono per effetto del riscaldamento globale del clima; e poiché un ghiacciaio rappresenta un enorme volume d’acqua dolce immagazzinata sotto forma di ghiaccio, lo scioglimento ha effetti a catena sui bacini idrici a valle.
Il problema è che studiare i ghiacciai non è facile. Un paio di mesi fa ha suscitato polemiche la constatazione che una delle previsioni accreditate dal Comitato intergovernativo sul cambiamento del clima (Ipcc, organismo consultivo dell’Onu) era sbagliata, proprio in merito ai ghiacciai. Polemica anche fondata, perché l’Ipcc sosteneva, nel suo ultimo rapporto (2007), che al trend attuale i ghiacciai dell’Himalaya rischiavano di essere sciolti per il 2035: previsione sbagliata, si è poi scoperto, cioè non suffragata da sufficenti studi ma ripresa da un articolo scartato da un magazine scientifico e fondata su ipotesi. Il Ipcc ha corretto l’errore, ma certo ha offerto il fianco a un vero e proprio attacco a tutta la scienza del clima da parte di schiere di «clima-scettici».
Eppure, il dato di fatto resta. Tutte le osservazioni disponibili lo confermano. Il problema casomai è che le osservazioni disponibili sono poche. Mancano, ad esempio, monitoraggi sistematici del complesso himalayano-tibetano, lamentava Kurt Lambeck, presidente della Accademia delle Scienze australiana, durante una conferenza internazionale sulla scienza del cllima alla fine di febbraio (ne riferisce l’agenzia Reuter). Il mese scorso il presidente indiano Manmohan Singh ha annunciato che l’India aprirà un Istituto nazionale di glaciologia himalayana, che avrà sede a Dehra Dun, nel nord. Sono relativamente sconosciuti anche i ghiacciao andini. Più studiati quelli delle Alpi o del nord America, dove i ghiacciai sono più accessibili (e c’è più personale scientifico ad occuparsene). E qui i dati sono inconfutabili, i ghiacciai si stanno sciogliendo. In Svizzera ad esempio 79 ghiacciai sono in ritirata, mentre 5 stanno avanzando, secondo dati del 2008 del Swiss Glacier Monitoring network. Il ghiacciaio Aletsch ad esempio, il più ampio delle Alpi (alimenta il Rodano), si sta restringendo lentamente da 150 anni. Ma su scala globale, pochi ghiacciai sono oggetto di un monitoraggio sistematico. Il glaciologo Ian Allison, capo del programma sul clima, ghiaccio e atmosfera del Dipartimento Antartico australiano, faceva notare (durante la citata conferenza) che sono meno di 100 i ghiacciai per cui esistano regolari musure sul «bilancio della massa» (che riflette quanto un ghiacciato cresce o si allarga da un anno all’altro). E però, sia pure solo per quel gruppo di ghiacciai, i dati sono chiarissimi, la massa di ghiaccio sta calando. Quanto lo scioglimento dei ghiacciai influisca sulla portata dei fiumi – grandi fiumi come quelli che scendono dall massiccio dell’Himalaya, Indo, Gange e Brahmaputra – è cosa ancora discussa.
Intanto però lo scioglimento dei ghiacciai può avere un impatto immediato per i milioni di persone che vivono a valle: perché l’acqua di scioglimento forma laghi che col temppo rischiano di far franare la diga naturale di rocce e terra che li trattiene: in Nepal ad esempio 14 dei 3,200 ghiacciai hanno laghi che stanno per rompere le dighe. Sotto ci sono villaggi, ponti, centrali elettriche, coltivazioni – pronti a essere spazzati via.
di Paola Desai – Il Manifesto.it




























