ROMA (Reuters) – Mentre il Pdl prepara i ricorsi ai Tar per l’esclusione del “listino” del presidente uscente della Lombardia Roberto Formigoni e della lista del Pdl della provincia di Roma alle elezioni regionali, il centrodestra si divide sull’eventuale ricorso a una soluzione “politica” per aggirare l’ostacolo “burocratico”.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha convocato per oggi pomeriggio un ufficio di presidenza del partito, mentre tutti aspettano che si esprima ufficialmente sulla vicenda.
Da ieri si rincorrono le voci su una sua partecipazione oggi pomeriggio alla manifestazione di piazza organizzata da Renata Polverini, come segnale di sostegno alla candidata “finiana”. Secondo fonti del Pdl, però Berlusconi non andrebbe in piazza, per partecipare invece stasera ad un incontro con i candidati del Pdl all’Excelsior con il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
La terza carica dello Stato, spesso in distonia con Berlusconi nell’ultimo periodo, ha dichiarato qualche giorno fa che pur essendo affezionato al Pdl, il partito così come è “non mi piace”.
Intanto, come ha riferito una funzionaria della Corte d’appello della Capitale, c’è tempo fino a domattina per la decisione sulla possibile bocciatura del “listino” Polverini, candidata governatrice nel Lazio.
Dopo la riconferma, ieri, dell’esclusione del “listino” Formigoni e della lista Pdl, il centrodestra ha annunciato nuovi ricorsi ai Tribunali amministrativi regionali. Ma, parallelamente, è tornata a circolare l’ipotesi di un intervento legislativo per “bonificare” la situazione consentendo lo spostamento dei termini per la presentazione delle liste.
PDL PENSA A DECRETO MA SERVE APPOGGIO OPPOSIZIONE
Per il vicepresidente della Camera e coordinatore del Pdl in Lombardia Maurizio Lupi sarebbe possibile varare un decreto legge, perché non c’è tempo per una legge parlamentare, “ma non ne abbiamo ancora discusso”, riconosce in un’intervista al quotidiano online IlSussidiario.net.
“La base di partenza è in ogni caso un appello al senso di responsabilità di maggioranza e opposizione perché si faccia trionfare il bene comune e non l’interesse particolare…. senza il Pdl il risultato delle elezioni sarebbe inattendibile”.
Per il vice ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, che ha parlato oggi dalle telecamere di Sky, la “soluzione anche estrema” del decreto potrebbe essere vagliata “in accordo con tutti i partiti”.
“Non so che cosa possa accadere, sicuramente in questo momento se a una intesa o a una soluzione anche estrema si debba arrivare, nel senso di trovare una via legislativa, a mio avviso dovrebbe essere fatto in accordo con tutti i partiti”, ha detto Romani.
Contrario al decreto si dice intanto Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl a Montecitorio, vicino al presidente della Camera Gianfranco Fini.
Ricordando un precedente storico in un decreto del governo di Lamberto Dini nel 1995, Bocchino ha però aggiunto, in un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano “Il Riformista”: “mi sento francamente di escludere questa eventualità. Per procedere in questo senso ci vorrebbe l’unanimità di tutte le forze in Parlamento”.
L’ipotesi era già stata esclusa nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Una fonte vicina al leader del Pd Pierluigi Bersani esclude che il maggior partito del centrosinistra possa dare via libera alla soluzione “politica”: “Non se ne parla nemmeno, le regole ci sono e vanno rispettate. Per il momento comunque non ci soo state richieste da parte del centrodestra, non c’è nessuna ipotesi”.
“Non è nostra intenzione violare le regole e creare un precedente, soprattutto sulla questione della lista del Pdl a Roma”, bocciata perché presentata dopo i termini di legge, dice la fonte.
Reuters – h.12,29



























