Intervista al predecessore di Bertolaso:
«Basta emergenza, rispettare le leggi»

«Mi è difficile credere che Bertolaso sia colpevole di concussione o corruzione. Se mai mi preoccupa l’ambizione e la presunzione di gestire la Protezione civile come un’azienda privata». La critica a Bertolaso questa volta viene dall’interno, da chi lo ha preceduto alla guida della Protezione civile. Il generale di Corpo d’armata degli Alpini Luigi Manfredi ne fu nominato capo nel ‘95, dall’allora presidente del Consiglio Berlusconi. L’anno successivo lasciò il posto a Bertolaso, per diventare, per due legislature consecutive, senatore di Forza Italia.
Perché già un mese fa, prima dello scoppio della vicenda giudiziaria, si era dichiarato contrario alla costituzione di una Spa per la Protezione civile?
«Perché si può gestire la Protezione civile senza derogare alle leggi, se non nei casi eccezionali di vera emergenza».
Ma non sarebbe utile per intervenire in modo più rapido?
«Attenzione. Se basta dichiarare lo stato di emergenza per procedere a colpi d’ordinanza, in barba alle leggi che potrebbero esser d’intralcio, prime fra tutte le norme sugli appalti, non si va sulla giusta strada. Non mi sembra corretto poi enfatizzare pericoli in modo assolutamente sproporzionato, come nel caso del famoso laghetto glaciale di Macugnaga. Anche lo spauracchio dell’urgenza, soprattutto nel caso di lavori programmabili con anni di anticipo non mi sembra giustificato».
E gli altri punti deboli?
«La soluzione Spa ha quattro principali difetti. Primo: è una libera e arbitraria interpretazione dello “stato di emergenza’”, che non può essere dichiarato per eventi non catastrofici e urgenti. Secondo: il massimo sforzo è sulla fase emergenziale sulla quale convergono miliardi di euro mentre, necessariamente o involontariamente, sono trascurate le attività, altrettanto se non più importanti, della previsione e della prevenzione. Terzo: è un sistema d’intervento che esclude totalmente la libera concorrenza e il confronto delle competenze in un settore dove sono gestiti per ogni intervento centinaia di milioni di euro. Quarto: alimenta automaticamente un brodo di cultura “gelatinoso”, com’è stato definito, dove è illusorio non immaginare che si sviluppino i batteri della corruzione».
Il Governo difende l’operato personale di Bertolaso.
«La tesi è: non si è lasciato corrompere; non era suo compito controllare le commesse di lavori e si è solo fidato troppo. Sul primo punto sono d’accordo, ma sul secondo no. Quando si opera in deroga assoluta si dovrebbero inasprire i controlli. Fidarsi è un errore imperdonabile. Non mi interessano le indagini su favori, escort o mazzette. A questi penseranno i giudici. Mi preoccupa, invece, il sistema che alimenta il fenomeno. E a questo dovrebbe pensare il Parlamento».
Lei è vicepresidente dell’Istituto di studi e ricerche sulla Protezione e difesa civile, presieduto dall’ex ministro Zamberletti. Cosa suggerite?
«Bene il Pronto intervento di soccorso in emergenza. C’è da lavorare sull prevenzione. E ribadisco che i grandi eventi non hanno nulla a che vedere con una catastrofe; sono prevedibili e uno Stato efficiente dovrebbe essere in grado di affrontarli senza ricorrere a procedimenti d’emergenza»
Mario Bosonetto – La stampa – 17.02.2010




























