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di Giorgio Bocca – 5 febbraio 2010
Il populismo praticato da maggioranza e opposizione. La finta partecipazione di tutti che la tv simula sapendo di mentire. Il voto ignorante, da gregge. Viviamo un periodo deludente e mediocre.
   
 
Su una cosa sembriamo tutti d’accordo, governativi e oppositori: mala tempora currunt, la società italiana nel suo insieme sembra incline al peggio, al mediocre. Le tendenze dominanti nel modo di pensare, nel modo di essere sono preoccupanti, chi ha un naso politico sente tanfo di fascismo. Vediamoli questi brutti segni.

Il primo è che nella nostra politica si è diffusa come una nebbia spessa l’ipocrisia del populismo. Cosa hanno insegnato i grandi legislatori da Licurgo al Mosè del decalogo? A regolare, a controllare gli istinti e gli appetiti umani, a fare entrare nella testa degli uomini il concetto fondamentale di civiltà: non fare ciò che lede i diritti altrui. Ma il populismo praticato dalla maggioranza e da cui anche l’opposizione è tentata che cosa è se non invogliare il popolo a seguire i suoi appetiti, a rifiutare i prezzi, i costi della vita in società? E perché in tutti i paesi ricchi le mafie tendono a diventare componenti stabili, inevitabili degli equilibri sociali? Perché se il denaro è il più importante dei valori, chi comunque è padrone del denaro fa parte del potere.

Dopo l’aggressione a Berlusconi si è levata nel Paese una generale protesta contro la predicazione dell’odio politico, contro i toni esacerbati. Ma anche questo odio è frutto del populismo, dell’idea populista che il governo dei paesi possa essere affidato alle platee televisive dove gli urlatori hanno la meglio sui pensatori. La partecipazione di tutti all’informazione di massa, la finta partecipazione di tutti che la televisione simula sapendo di mentire, alla fine ha prodotto la disinformazione generale sostituita dalla faziosità, dal ‘tifo’.

La lettura dei giornali che di solito apre le nostre giornate ci mette davanti a questa tristezza: migliaia di persone hanno impegnato la loro intelligenza, la loro passione politica, la loro memoria, la loro scrittura per mentire, per ridurre le notizie, i ragionamenti a propaganda. E non è tutto. Al piacere di essere faziosi, mentitori, diffamatori si unisce quello di servire; il popolo sovrano, come lo chiamano, che è andato a votare alle elezioni europee per il governo dell’Europa, ignora volutamente come noiosi, come complicati i problemi dell’Europa, mandando al parlamento europeo i politici di serie B, bocciati alle elezioni italiane, come premio di consolazione.

Di fronte a questo voto ignorante e incosciente, da gregge, risultano più comici che impudenti gli elogi sperticati che i professionisti della politica rivolgono ai cittadini elettori o l’intercalare furbesco sugli italiani “che non sono stupidi, che non si fanno ingannare, che a loro non gliela fa nessuno”.

Come chiamare questo periodo della nostra storia? Deludente, mediocre ripetizione. Dopo gli anni feroci ma memorabili della guerra di liberazione, dopo gli anni della fervida ricostruzione e del ritorno alla democrazia sembrava finalmente che il Paese avesse trovato la strada di una crescita civile duratura, la strada dei diritti ma anche dei doveri e delle conoscenze, non quella di mandare a governare l’Europa chi dell’Europa non sa niente. Fedele Confalonieri, l’amico da una vita di Berlusconi, dice che Silvio è “come Anteo, se lo butti a terra moltiplica le sue forze”. Ma il governo di un paese non è una gara di sollevamento pesi o di tiro alla fune, è la voglia, il tentativo di ridurre la giungla degli appetiti individuali al rispetto delle buone leggi.

Tratto da: L’espresso

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