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” Piersanti intui’ cosa sarebbe successo “.

LA SEGRETARIA DI MATTARELLA

” Piersanti intui’ cosa sarebbe successo “

” Chiese un via libera dall’ alto per rompere con i politici troppo legati alle cosche ma Rognoni gli fece capire. . . “

————————- PUBBLICATO —————————— LA SEGRETARIA DI MATTARELLA TITOLO: “Piersanti intui’ cosa sarebbe successo” “Chiese un via libera dall’ alto per rompere con i politici troppo legati alle cosche ma Rognoni gli fece capire…” – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – DA UNO DEI NOSTRI INVIATI PALERMO . Quel pomeriggio di fine ottobre, quel colloquio brusco e drammatico, quello sfogo cosi’ inusuale per un uomo chiuso come era Piersanti Mattarella, se li porta dietro da diciassette anni. L’ ha ricordato per tutti i giudici che gliel’ hanno chiesto, dal primo sostituto fino al giudice Rocco Chinnici, e poi ancora in un interrogatorio all’ aula bunker di Palermo. Adesso dovra’ tornare di nuovo in aula: quel frammento per i pubblici ministeri che accusano Giulio Andreotti e’ di fondamentale importanza. Maria Grazia Trizzino e’ una donna di straordinaria bellezza. Una palermitana altera e lucida, tagliente e sicura. E’ stato il primo capo di gabinetto donna che la Sicilia abbia mai avuto, ha sulle spalle quarantadue anni di servizio come alto burocrate. Ce ne sarebbe abbastanza per parlare di lei comunque. E invece siamo qui ancora a chiederle di quel pomeriggio del 1978, quando il presidente della Regione Piersanti Mattarella, appena tornato da Roma, l’ aveva convocata nel suo ufficio. Parlava a voce bassa, era pallido. “Le sto dicendo una cosa che non diro’ ne’ a mia moglie ne’ a mio fratello. Questa mattina sono stato con il ministro Rognoni, e ho avuto con lui un colloquio su problemi siciliani. Se dovesse succedere qualcosa di molto grave per la mia persona, si ricordi questo incontro con il ministro Rognoni, perche’ a questo incontro e’ da ricollegare quanto di grave mi potra’ accadere”. Maria Grazia Trizzino, capo di gabinetto e discreto braccio destro del presidente, non aveva detto nulla, non aveva chiesto spiegazioni. Lui l’ aveva guardata negli occhi, aveva notato il suo sbigottimento. “Signora, io le parlo seriamente”, aveva mormorato. Due mesi dopo, il 6 gennaio del 1979, Piersanti Mattarella era stato ucciso. “Quel colloquio lo avevo seppellito in un angolo del cervello, lo avevo dimenticato. Poi, mentre rientravo da Castellammare, dove c’ erano stati i funerali del presidente, era tornato fuori. Lui diceva solo le cose che voleva che gli altri sapessero. E se mi aveva fatto quella confidenza, cosi’ insolita per lui, significava che avrei dovuto parlarne con i giudici”. Era stata come una bomba per lei, quella confessione. “Lavoravamo in un clima esaltante, il presidente si era impegnato in una scommessa straordinaria, il suo programma era molto impegnativo. Si trattava di ridisegnare tutta la struttura amministrativa della Regione. Minacce? Il senso di pericolo? Ogni tanto qualcuno ci scherzava: presidente, qua finisce che ci ammazzano… gli diceva. E lui ridendo rispondeva: ma no, qua se c’ e’ uno che deve essere ammazzato sono io. Ma era cosi’ , per scherzare. Il tasto piu’ duro da schiacciare era quello delle opere pubbliche: la Regione aveva forti risorse economiche, c’ era una pioggia di miliardi in arrivo dal governo nazionale e dalla Comunita’ Europea… Ma non pensavo che il livello dello scontro fosse cosi’ drammatico”. Le ambiguita’ , le ombre, il tentativo di rompere il patto scellerato con i cugini Salvo e con Stefano Bontade, erano tutte cose che Piersanti Mattarella teneva per se’ , che non confidava a nessuno. “Voleva rompere con la mafia, dare uno schiaffo a tutte le amicizie mafiose e intendeva intraprendere un’ azione di rinnovamento del partito della Democrazia cristiana in Sicilia, andando contro gli interessi di Cosa Nostra”. E’ Marino Mannoia che parla. Il collaboratore che ha raccontato di come anche Giulio Andreotti fosse stato informato del “cambiamento di rotta” di Mattarella. E di come per questo fosse sceso in Sicilia per incontrarsi con Bontade, i Salvo, e il proconsole Lima per decidere il da farsi. Le parole di Mannoia, la sua ricostruzione dei “perche’ ” di quell’ omicidio, combaciano perfettamente con il racconto di Maria Grazia Trizzino. Perche’ Mattarella era andato da Rognoni a chiedere un avallo politico nazionale alla sua decisione di cambiamento: si trattava di entrare in rotta di collisione con gli uomini di Andreotti, i veri padroni dell’ isola. Ma quell’ avallo non l’ aveva ottenuto, e aveva capito di essere rimasto solo. La signora con i capelli bianchi ha visto morire il sogno del suo presidente e poi ha visto piano piano morire un’ intera citta’ . Ha continuato a lavorare e a raccontare la sua piccola ma fondamentale verita’ anche dopo che Virginio Rognoni l’ aveva bollata sprezzante come “vaniloquio di un’ isterica”. Il ministro in un primo momento aveva addirittura negato quell’ incontro. Ma poi gli avevano mostrato l’ agenda di Mattarella, dove era segnato l’ appuntamento. E allora aveva dovuto ammettere che si’ , effettivamente l’ aveva incontrato. Ma aveva minimizzato: mi ha parlato dei rapporti fra mafia e politica, e del clima di paura e di intimidazione nel quale doveva lavorare, si era limitato a confermare ai giudici.

Gallo Giuliano- archivio- corriere della sera

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